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Social marketing: le linee guida di TheFork per sfruttare Instagram

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Chi naviga in internet ama non solo vedere, ma anche scattare e condividere foto di piatti e ricette. Lo conferma Webstagram, secondo cui sono 90 milioni le foto attualmente associate all’hashtag #food. Una notizia ghiotta per i ristoranti che possono naturalmente trarre grande vantaggio dall’uso delle piattaforme social dedicate alle immagini, Instagram e Pinterest in testa.

Un’opportunità da sfruttare come dimostra il caso di Carmel Winery, un ristorante israeliano che ha creato un intero concept chiamato: Foodography. Per attirare i clienti più giovani, più utenti di Instagram, il ristorante propone un menu servito in stoviglie speciali che premettono di scattare foto dei piatti di qualità professionale, e un corso professionale di fotografia alimentare. Il risultato? Quattrocentomila dollari di promozione gratuita grazie alla visibilità sui media di tutto il mondo e un aumento delle vendite del 13%.

Non tutto è però così facile nell’approcciare i social. TheFork, piattaforma di prenotazione di ristoranti di TripAdvisor, risponde allora alle domande più frequenti sul tema. Obiettivo: includere Instagram nella strategia di marketing dei ristoranti.

Cosa cercano i clienti sulla pagina Instagram di un ristorante? 

Le persone cercano di stimolare i sensi e le foto di piatti deliziosi si prestano egregiamente. E’ fondamentale che le immagini o i video pubblicati siano irresistibili perché il cliente li assocerà al brand. Nei contenuti social, i clienti cercano anche l’ispirazione per sperimentare le creazioni degli chef che apprezzano quando si mettono in prima persona dietro i fornelli. Varie statistiche dimostrano che scattare una foto prima di degustare un piatto lo renda più appetitoso: se il piatto soddisfa poi le aspettative, la foto avrà sicuramente un ottimo ritorno di immagine su Instagram perché attirerà più persone al ristorante.

Cosa si può offrire ai clienti attraverso la pagina Instagram di un ristorante?

In primo luogo, il cibo, servito con colori brillanti, arte e creatività. Poi, la promessa di vivere momenti piacevoli nel ristorante pubblicando foto di clienti che si divertono in sala. Con gli hashtag, è inoltre possibile condividere i momenti piacevoli. Infine, la complicità. Video e foto che mostrano il lato nascosto di un locale faranno senza dubbio la differenza: significa infatti mostrare da dove nasce la magia di un piatto. Obiettivo? Creare una community e rinforzare l’immagine del marchio. E’ anche possibile proporre promozioni speciali, eventi e concorsi a premi basati sulle dinamiche di Instagram. In questo modo si offrono ai visitatori contenuti di qualità. Questa strategia sottolinea l’importanza di comunicare con il pubblico andando oltre l’aspetto commerciale, condividendo informazioni, consigli, suggerimenti e ricette di cucina. I video brevi di Instagram sono idee per raccontare piccole storie, ad esempio una nuova creazione culinaria, e per suscitare curiosità.

Cosa offre Instagram alla strategia di marketing di un ristorante?

Prima di tutto, l’aspetto più interessante di Instagram è che permette di promuovere il ristorante in modo dinamico, vivo e spontaneo. Si tratta di una piattaforma con un approccio mobile che consente di elaborare strategie per avere un impatto molto rapido. Il movimento costante permette poi di innovare e di verificare le operazioni con maggiore facilità rispetto agli altri canali. Inoltre, il fatto che gli utenti alimentino a loro volta la community è un grande vantaggio perché aiuta a promuovere il ristorante con poche risorse grazie al passaparola digitale. Aiuta anche a raggiungere un pubblico più giovane? Sì, benché ancora una volta si tratti di un mondo totalmente dinamico e in costante evoluzione.

Vi sono regole da rispettare?

Come tutto in marketing, utilizzare Instagram comporta anche delle regole. Una simile apertura porta talvolta le struttura ad abusare del mezzo; è quindi importante conoscere la differenza tra proporre contenuti e infastidire gli utenti. La risposta è molto rapida, se saturate il vostro account con foto e informazioni, si noterà. Se da un lato è facile seguire l’account Instagram di un ristorante, è altrettanto semplice smettere di farlo. Come sempre, il buon senso, avere una strategia efficace, conoscere bene il pubblico di riferimento e sapere esattamente quale messaggio trasmettere, sono i fattori fondamentali che determinano la riuscita della campagna di marketing su Instagram.

TheFork, brand di TripAdvisor, è la principale piattaforma di prenotazione di ristoranti in Europa con una rete di oltre 24.000 ristoranti e più di 6 milioni di utenti al mese. La piattaforma opera con il marchio ‘lafourchette’ in Francia, Belgio e Svizzera, come ‘eltenedor’ in Spagna, e come ‘TheFork’ in Italia, Svezia e Turchia. Il marchio opera anche in lingua inglese come ‘TheFork.com’, nei Paesi Bassi come ‘IENs’, in Portogallo e in Brasile come “BestTables”, e in Australia come ‘Dimmi’. TheFork mette in contatto utenti e ristoranti, permettendo ai primi di cercare ispirazione e prenotare online, e ai secondi di incrementare le prenotazioni e la fedeltà dei clienti. Attraverso il sito web e l’applicazione mobile, così come sulle pagine di TripAdvisor dedicate a ristoranti e città, gli utenti possono controllare la disponibilità in tempo reale, selezionare il ristorante in base a molteplici criteri – inclusi l’area geografica, il tipo di cucina, le recensioni e le promozioni – ed effettuare la prenotazione. Per i ristoranti, la soluzione offre strumenti per gestire le prenotazioni online e gli sconti, ottimizzare le proprie operazioni, migliorare i livelli di servizio e massimizzare il tasso di riempimento del locale.

Tratto da MixerPlanet

 

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La lettera di presentazione è scritta nei nostri Social

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Come gestire la propria Web Reputation al meglio oggi dove tutto corre on line

Oggi la nostra reputazione è scolpita nei social network che fanno parte del nostra vita quotidiana al pari dell’aria che respiriamo. Possiamo strutturarla coscienziosamente, ma si può anche distruggere, sul web.

Ecco allora che c’è chi ha stilato un vero e proprio decalogo per non screditarla. Si chiama Reputation Manager ed è leader in Italia nell’analisi della reputazione on line dei brand e delle figure di rilievo pubblico.

Nata nel 2004 è la prima società ad aver introdotto in Italia il concetto di ‘ingegneria reputazionale’. Nel 2011 ha vinto il Premio nazionale dell’innovazione e nel 2012 ha introdotto sul mercato AudiSocial Tv, il primo osservatorio italiano sulla social tv, WebPolitics osservatorio sul posizionamento, il gradimento e l’influenza dei politici italiani in rete, e My Reputation, il primo sito per monitorare da soli la propria identità digitale.

Ora, mette a disposizione di manager e professionisti 10 consigli per non screditare la propria reputazione online. Ecco il decalogo, punto per punto.

1) Monitora la tua identità digitale. Almeno una volta a settimana, fai un esercizio di ‘ego-surfing’, ovvero cerca il tuo nome sui motori di ricerca e controlla i primi 10 risultati che appaiono. Potresti scoprire di essere associato a contenuti negativi, sconvenienti o magari che non ti riguardano o poco rilevanti.

La maggior parte delle persone non va oltre la prima pagina, infatti si dice che “il miglior posto per nascondere un cadavere è la seconda pagina di Google”. E più del 25% dei recruiter dichiara di escludere un potenziale candidato dal processo di selezione a causa di quella prima pagina.

2) Parola d’ordine: parola chiave. Utilizza le parole chiave giuste per descrivere la tua professione e le tue competenze. Quali sono? Quelle utilizzate dai recruiters nella ricerca del personale. Se le inserisci nel tuo profilo verrai intercettato più facilmente da chi cerca profili come il tuo.

3) Controlla i suggest e le ricerche correlate. Il tuo nome non è associato solo a dei risultati organici, ovvero ai link indicizzati dal motore di ricerca, ma anche ad altre parole chiave che rimandano ad altri risultati. È fondamentale avere il controllo anche di questi ‘suggerimenti’ proposti dal motore di ricerca in associazione al tuo nome: leggere ad esempio ‘nome+truffa’ non depone certo a tuo favore.

4) Multicanalità: sul web puoi avere il dono dell’ubiquità. Utilizza più di un social per promuovere le tue competenze, in questo modo avrai un doppio vantaggio: avrai più possibilità di essere notato da chi cerca un profilo come il tuo perché sarai più presente sul web, e dimostrerai pro-attività.

5) Valori: quelli giusti e ognuno ha un peso. È importante che la tua identità digitale sia la sintesi efficace dei tuoi valori: professionali, personali, sociali. Sul web tu sei proprio come un brand, se non trasmetti i valori giusti il tuo messaggio sarà meno efficace o addirittura lesivo. Immaginiamo un grande manager che sul web è associato più a notizie che riguardano i suoi hobby che ai suoi successi professionali: si tratta di una matrice valoriale sbagliata, che va riequilibrata con i giusti contenuti e i giusti pesi.

6) Fai parlare i contenuti. Fai in modo di pubblicare dei contenuti che rimandino in modo efficace a quello che sai fare, in altri termini “dillo con un post”: non è sempre necessario raccontare cosa sai fare, grazie ai social puoi direttamente dimostrare di saperlo fare.

7) Attenzione all’immagine della cover e del profilo. Considera che datori di lavoro, selezionatori, colleghi monitorano sempre i social. Se usi una foto un po’ ardita, al 99% sarà la prima associata al tuo nome su Google.

8) Occhio ai Tag. Forse non sai che quando qualcuno ti tagga rende pubbliche foto che magari non avresti mai voluto girassero sul web. Per evitarlo, puoi impostare il controllo dei tag che saranno così sottoposti alla tua validazione prima di essere pubblicati.

9) Prima di pubblicare su YouTube video di situazioni imbarazzanti (scherzi, battutacce, atteggiamenti o situazioni particolari), e prima di firmarli, considera che diventeranno subito di pubblico dominio. I video sono i contenuti più virali sul web, ovvero quelli che hanno in poco tempo una maggiore diffusione.

10) Foto. Fai attenzione alle foto che ti ritraggono e che vengono condivise da altri, senza la tua autorizzazione esplicita: foto in locali postate sulle relative pagine, oppure condivise da amici di amici, ecc.

Tratto da Radio Monte Carlo

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La differenza tra Vendita e Marketing

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Spesso confusi come un unico concetto, vendita e marketing sono invece due ambiti da considerare separatamente. Ecco alcune indicazioni date da Kotler.

VEDI ANCHE:MARKETING INDIVIDUALE: LA POTENZA DEI DATI

Al fine di sottolineare l’importanza di una efficace area marketing all’interno di una compagnia, Kotler ha spiegato al PKMF la differenza tra vendita e marketing. Con una divertente raffigurazione dell’Eden Kotler indica ilserpente  che ha ‘venduto’ la mela ad Eva come il primo venditore della storia osservando come il marketing abbia ‘solo’ 110 anni mentre la vendita ne ha molti di più.

Naturalmente saper vendere non è sufficiente, ed è a questo punto che si determina la necessità del marketing:

Secondo il guru la scienza del marketing nasce per fornire informazioni sui clienti e sui consumi di cui  le aree vendita hanno bisogno, e per  sponsorizzare la compagnia e le sue attività per cui attualmente si preparano delle brochure e altra pubblicità. Gradualmente questo tipo di attività è rientrato nelle competenze di quella che ai giorni nostri è l’area marketing, separata dall’area vendita.

Riguardo a questo tema Kotler fa una delucidazione sui requisiti fondamentali di una buona vendita focalizzandosi sul concetto di ‘fedeltà del consumatore’. Più importante della singola vendita è far diventare il cliente fedele e farlo parlare dei propri prodotti anche ad altre persone. Possiamo dire quindi che si tratta essenzialmente di far diventare i tuoi clienti i tuoi pubblicitari.

In linea con il suo punto di vista, il teorico afferma che il marketing riguarda prima di tutto la divulgazione di una consapevolezza del marchio, ma aggiunge che la situazione ideale include anche il raggiungimento della ‘preferenza del marchio’ ovvero la considerazione, da parte dei consumatori, del tuo marchio come il migliore e del tuo prodotto come insostituibile.

Nell’analisi dell’evoluzione del marketing nell’arco dei decenni, Kotler afferma che gli obiettivi del marketing sono cambiati nel corso del tempo. Mentre molti anni fa il solo scopo delle compagnie era creare un prodotto e venderlo, dagli anni ’70 ai ’90 gli imprenditori hanno cominciato a focalizzarsi sull’orientamento del cliente in quanto era divenuto indispensabile per le compagnie scegliere chi dovevano essere i propri clienti e imparare a conoscerli. Nel decennio successivo, l’idea di branding diviene popolare. Come affermato dal professore americano di marketing

 

Il branding può risultare sufficiente se vuoi possedere un marchio forte, ma hai bisogno del marketing se vuoi assicurarti che la tua compagnia abbia una strategia adatta per muoversi autonomamente nella direzione giusta.

Seguendo questa linea di pensiero, Kotler enfatizza l’ideologia del marketing contemporaneo che può essere sintetizzato con l’espressione ‘creazione del valore’ e la responsabilità gestionale che da essa deriva.

Tratto da InsideMarketing

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