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L’Influencer Marketing in Italia: LinkedIn è il social network più utilizzato

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L’Influencer Marketing Report di Augure rivela come solo il 12% degli intervistati ha affermato di allocare più del 21% del budget investito complessivamente in questa specifica area

Una delle ultime tendenze dei brand per quanto riguarda le strategie di comunicazione è l’avvalersi del supporto degli influencer. Cercare di individuare le persone più influenti in rete interessate a un argomento o a un prodotto/settore è diventato sempre più importante per poter attuare dei piani di comunicazione realmente efficaci. Per questo, Augure, società operante nel mercato dei software per l’influencer engagement, ha condotto un’indagine dedicata a questo tema per offrire utili insight sullo stato dell’influencer marketing in Italia a chi opera nei settori del marketing e della comunicazione.

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L’Influencer Marketing Report presenta i risultati dell’indagine condotta dal 15 gennaio al 20 marzo di quest’anno sullo stato del settore. Lo studio – che è stato condotto in Francia, Italia, Spagna e Regno Unito – ha visto la partecipazione di 670 professionisti del marketing e della comunicazione, di cui oltre 100 solo in Italia.

Attuare una campagna o un piano di comunicazione di influencer marketing rappresenta sicuramente un’opportunità ma può porre i professionisti di fronte ad alcune sfide. I partecipanti allo studio riscontrano tre sfide da affrontare: per il 66% degli intervistati identificare gli influencer giusti per i brand e per le loro campagne riveste un ruolo fondamentale ma difficile da realizzare; il 43% del campione ritiene invece che attirare l’attenzione e generare interesse attraverso le interazioni con gli influencer sia la vera sfida da vincere; mentre il 35% degli intervistati attribuisce un ruolo importante alla misurazione e alla valutazione del ROI delle campagne di Influencer Marketing.

E’ necessario saper identificare con la maggior precisione possibile gli influencer pertinenti con il proprio progetto di comunicazione. Alla domanda “Chi è un Infuencer?” gli intervistati hanno dato risposte abbastanza omogenee: il 77% attribuisce un grande rilievo alla Eco, ovvero la capacità di creare un’opinione ed essere influente rispetto a una tematica precisa. Per quasi i tre quarti del panel intervistato (circa il 73%), invece, per valutare il peso di un influencer è necessario considerare l’esposizione, ossia la sua audience potenziale online. Infine, la share of voice, che rappresenta il livello di partecipazione dell’influencer al dibattito su un particolare argomento, è di rilievo per il 65% del campione considerato.

Per quanto riguarda i canali privilegiati per contattare e lavorare con gli influencer, l’indagine di Augure rivela che LinkedIn è il social network professionale più utilizzato; Twitter e le e-mail si attestano entrambe intorno ad una percentuale del 50%, il contatto tramite blog è invece apprezzato dal 40% dei rispondenti, mentre solo un quinto degli intervistati utilizza Facebook. Fanalino di coda per Google+, che si posiziona all’ultimo posto con solo il 10% delle preferenze.

La sfida che preoccupa in maniera minore il panel intervistato è quella relativa alla misurazione del ROI delle azioni di influencer marketing. Infatti, solo il 35% degli intervistati ha ravvisato in questa fase particolari criticità. I più “preoccupati” sono i professionisti del mondo delle agenzie: il 58% di loro ha indicato questa fase come particolarmente ostica, in quanto di difficile valutazione. Come mostra lo studio di Augure, gli indicatori maggiormente utilizzati dai professionisti italiani per misurare le azioni intraprese con i propri Influencer sono: il numero di condivisioni di contenuti cari al brand (per l’80%), il numero di menzioni del marchio sui blog e sui social network (per il 60%), il traffico generato sul sito aziendale (per il 30%).

Infine, l’indagine presentata da Augure si concentra anche su un altro aspetto di rilievo, ovvero il budget dedicato alle attività di influencer marketing in Italia. Solo il 12% degli intervistati ha affermato di allocare più del 21% del budget investito complessivamente in questa specifica area. Degne di nota le percentuali relative ai quei professionisti che ignorano l’ammontare degli investimenti in questo tipo di attività (il 24%) e a quelli che non investono affatto in quest’area (il 16%).

Augure, inoltre, ha  annunciato di aver raccolto 15 milioni di euro per finanziare la propria espansione internazionale nell’arco dei prossimi 3 anni. In particolare la società intende entrare nel mercato americano e aprire una nuova sede a New York a giugno 2015 e inaugurare nuovi uffici nel Nord Europa nel 2016.

Tratto da Engage

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